DI
EUGENIA SERAFINI
LUCIANA
SALVUCCI, Il compasso degli angeli, edizioni Prometheus, Milano 2011
Luciana
Salvucci si conferma con questa raccolta di poesie, scrittrice sensibile e
raffinata, conoscitrice profonda della parola nei suoi significati più
evocativi e complessi.
Il
compasso degli angeli già nel titolo indica un percorso di pensiero, il
compasso infatti è strumento della scienza e della ragione, come nota il
prefatore del libro Francesco Solitario: “Il compasso nella raccolta poetica di
Luciana Salvucci, recuperando la tradizione pitagorica e platonica (“chi non
conosce la geometria non può iniziare a studiare la filosofia”, affermava
Platone) purifica la scienza, e la ragione....: la scienza e la ragione non
sono ostacoli, ma anzi possono favorire “l’elevazione dell’uomo verso l’alto”.
E
tuttavia questo compasso è usato dagli Angeli, esseri fatti di puro spirito e d
il compasso stesso è strumento che disegna il cerchio, simbolo dello Spirito,
in contrapposizione alla squadra che disegna il quadrato ossia la Materia.
Dunque
si intrecciano simbolicamente Scienza, Ragione, Spirito e Materia nella poetica
di Luciana Salvucci e disegnano una struttura esistenziale complessa e
tormentata, una dinamica sociale sottolineata da tanti interrogativi, una
analisi dei comportamenti umani critica, addirittura sferzante quando
l’ingiustizia si fa Potere o Violenza.
Leggere
i suoi versi significa attraversare le contrapposizioni della nostra epoca, i
risvolti duri della politica, la tragedia dell’indifferenza nei confronti dei
deboli ed anche la distruzione della natura perpetrata dal profitto cieco e
distruttivo: così uomini e cose, piante e animali, donne e bambini si vengono
accostando poco a poco gli uni agli altri in un disegno composito che ci
rimanda il quadro completo dell’era globale.
Vizi
e crudeltà tante, virtù poche, tenerezza e luce qui e là a squarciare le
tenebre di un mondo che non ha saputo fare tesoro delle sue ricchezze, delle
infinite possibilità tanto spirituali che materiali offerte di volta in volta
dalle più disparate situazioni.
Così
le guerre fratricide che hanno insanguinato la Croazia (p. 157):
A
Medulin cittadina della Croazia
Penne
bianche e grigie a Medulin
sotto
una quercia sparse nella frontiera
incerta
la spiaggia assediata
da
una siepe di rovi inaccessibile
alla
desolata domanda.
Formiche
e granchi fanno la staffetta
fra
terra sassi e chiglie di scafi.
nascosta
da rampicanti.
La
salma di un gabbiano a Medulin
adagiata
sull’erba, compianta
da
ginepri e agrifogli.
Gli
occhi traditi nutrono avvoltoi
che
baciano scorpioni velenosi.
il becco semiaperto
-sussurri
l’ultimo arrivederci
Inascoltato.
tra le larve dei lager
e il corpo senza braccia
ci hanno ingannato.
Sono venuti meno
alla promessa.
...
rispondono
all’appello,
il
dondolo
scuote
la polvere
sull’abbaino
i bambini
risorgono
accolgono la gioia
dell’angelo bianco.
Così
Amina (p.197):
Amina
poeta senza macchia
Perché
il sole non bruci il suo pianto.
Mercenari di diamanti
assassini
5500 arruolati che disertano
immigrati espulsi nel mare
scafi di ceneri
non giungono in orario.
Ancora.
Poeta
delle schiave del sesso.
i missili sull’ospedale del
Tigri
tre missili sulle puerpere
tre sui neonati, senza
sorriso
Scrivere un copione.
Cancellano le impronte.
Gli ultimi saranno i primi.
A soffrire.
........
Dunque il compasso degli Angeli sembra tracciare cerchi e semicerchi, intrecciare simboli, parole, sentimenti che troppo spesso non trovano una via di uscita al mistero del dolore, della sofferenza dei deboli, degli sconfitti dalla storia, dalla cronaca di orrori e scempi.
Luciana Salvucci si dibatte tra una sensibilità acutissima e una spiritualità alta, esigente, si scontra con uma materia rude e brutale e in questo scontro sembra smarrirsi: invece tracce improvvise di Angeli, barlumi di luce –“sono la fidanzata del sole” dichiarano i suoi versi- tenerezze improvvise, risa di bambini la riportano nella sfera del vivibile, di possibili accadimenti sostenibili dall’esistenza.
I suoi versi sono frutto di una profonda cultura, di meditazioni filosofiche ed anche etiche e religiose, alle quali non si sottrae ma che anzi rivendica nella dedica del volumetto ai due fratelli, entrambi consacrati alla vita religiosa: “A Frediano e Marino Salvucci, fratelli e luce nelle mie eclissi”. Le crisi dell’interiorità, se non vogliamo dire dell’anima, sono ancora la spia di una possibilità di cambiamento positivo, di miglioramento della società: certo chi le vive le vive soffrendo, e questo è anche il caso di Luciana Salvucci, che indica anche a noi, con le sue parole acute, con l’ampio respiro di una visione allargata agli accadimenti di tutta l’area euro-mediterranea ed oltre, una via da percorrere, via salvifica che non prescinde dalla Materia ma di essa si fa carico etico attraverso le riflessioni dello Spirito e della Filosofia.
I suoi versi sono taglienti, talora possono apparire crudi ma sempre nell’ottica di chi ricerca la giusta contrapposizione dei diritti e dei doveri, dell’essere umanamente solidali, fragili per la grande sensibilità, forti nel resistere nonostante tutto, anche alla tentazione di una domanda che serpeggia lungo tutto il percorso della raccolta: “perché?”
La scrittura palesa una ricerca nella grafica contemporanea anche attraverso l’uso di simboli trattti dalla comunicazione dei mezzi contemporanei quali il computer e le e-mail, la collocazione delle strofe a sinistra , al centro e a destra, seguendo un ordine che è tanto logico quanto architettonico nella costruzione della pagina e che permette una lettura diversificata e trasversale del testo.
In modo sotterranero lavora invece, per il lettore che non sia addentro a questo tipo di conoscenza, la numerologia pitagorica alla quale il prefatore Francesco Solitario concede invece larghissima importanza e nella quale si addentra profondamente nell’analisi dei testi.
Roma, 18 Aprile 2011
Eugenia Serafini